Lavanderie tradizionali a…secco. Le nuove restrizioni introdotte dall’ultimo Dpcm in materia Covid-19 manderanno di nuovo in crisi il settore delle lavanderie tradizionali che nel solo periodo del lockdown aveva già subito una drammatica riduzione del fatturato fino al 70%. L’allarme arriva da CNA Massa Carrara.

Tra i più temuti effetti delle restrizioni lo smart working e il giro di vite sulla movida. Ci si sposterà di meno e ci si cambierà di meno e questo, nella filiera della vita di tutti i giorni, influenza anche un settore del terziario in realtà fondamentale nella lotta alla diffusione del virus.

Durante i mesi di lockdown abbiamo lavato e stirato solo pigiami e tute – spiega la referente del settore per gli artigiani, Luisella Bardoni – Il rilancio della necessità di sfruttare dove possibile lo smart working e le comprensibili restrizioni alla movida aggraveranno una situazione già molto fragile. Sono stati mesi durissimi. Abbiamo potuto riaprire, così come altre tipologie di imprese, ma senza purtroppo clientela che è rimasta rinchiusa in casa per settimane”.

“Le lavanderie industriali – prosegue – sono state quelle che hanno risentito di più del lockdown. Lavorano principalmente con hotel e strutture alberghiere: da marzo a luglio sono state praticamente ferme. L’estate ci aveva riportato un po’ di speranza e lavoro grazie ai cambi degli armadi e al ritorno alla quotidianità, ma queste nuove limitazioni per noi, che siamo una categoria non tenuta in considerazione da nessuno, saranno pesantissime in termini di fatturato. Lo dico in maniera molto diretta: non ci si sporca più”.

L’effetto Covid-19 sulle lavanderie è stato sottostimato: non si va più in ufficio e quindi non si indossano più abiti, camice e pantaloni, indumenti che costituiscono buona parte del lavoro delle tintorie, per non parlare di cerimonie ed eventi che sono stati per lo più rimandati. Si registra, inoltre, una forte riduzione della richiesta da parte di hotel, agriturismi, ristoranti ed altre strutture ricettive o turistiche che segnano un calo di presenze.

Le lavanderie sono principalmente imprese familiari. “Dietro ogni lavanderia tradizionale ci sono intere famiglie che hanno fatto sacrifici, leasing o mutui per acquistare i macchinari o i fondi dove operano, e che non riusciranno a sopravvivere a lungo – spiega ancora la Bardoni – Il nostro ruolo è tra l’altro fondamentale per l’igienizzazione dei capi e per contrastare la diffusione del virus che si annida anche sui vestiti che indossiamo. Siamo in prima linea, tutti i giorni, ma senza nessun riconoscimento. C’è grande apprensione ed incertezza”.