Il debito pubblico italiano segna un altro, amaro, record. A dicembre scorso è salito a 2.409,2 miliardi contro i 2.380,6 di un anno prima. In dodici mesi un incremento tra 28,6 e 28,7 miliardi, calcola la Banca d’Italia nella consueta pubblicazione “Finanza pubblica: fabbisogno e debito”. Rispetto a novembre, al contrario, si registra un alleggerimento del macigno: quasi 41 miliardi in meno, un dato fedele all’andamento ciclico che ormai si ripete da diversi anni.

Nel corso del 2019 il nostro Paese è diventato più appetibile per gli investitori internazionali: la quota del debito detenuta da non residenti ha raggiunto il 31,4% a fronte del 28,6% del 2018. Un indicatore che a livello generale è positivo (in quanto, appunto, fotografa la fiducia nei confronti di un eventuale “rischio Paese”) ma rende l’Italia più dipendente, in senso lato, dall’estero.

Questo il consuntivo. Ma che cosa potrebbe succedere nei prossimi mesi? Secondo il pensatoio Mazziero Research, che da anni monitora la finanza pubblica con un altissimo tasso di affidabilità, il debito nazionale è destinato a salire vigorosamente perlomeno sino a giugno prossimo, quando potrebbe attestarsi di poco sotto i 2500 miliardi.