Nel primo semestre del 2020 il Piceno ha triplicato il volume delle importazioni rispetto a quello delle esportazioni. “La crisi Covid rischia di evidenziare senza più possibilità di dilazioni temporali – spiega Francesco Balloni, direttore della CNA di Ascoli Piceno – il gap produttivo e di marketing delle nostre medie, piccole e soprattutto micro imprese”.

La CNA di Ascoli Piceno ha analizzato i dati più recenti elaborati dal Centro studi della CNA delle Marche e lancia l’allarme. Le piccole imprese del Piceno dimostrano, infatti, di essere sempre più in difficoltà a stare sui mercati internazionali e quindi, rispetto al primo semestre del 2019, quello che deve arrivare dall’estero per i consumi e la produttività ha sempre più un volume maggiore rispetto a quello che dal nostro territorio riesce a far arrivare all’estero.

Le esportazioni dalla provincia crescono del 17,3% ma le importazioni salgono del 64,3%; così, il saldo export-import (che coincide con l’apporto del commercio estero alla ricchezza prodotta nella provincia) passa da positivo nel primo semestre 2019 a fortemente negativo nel primo semestre 2020.

Nelle manifatture, la differenza tra crescita dell’import e dell’export permane, e i saldi mostrano la negatività dell’apporto di Sostanze e prodotti chimici (da -336milioni nel primo semestre 2019 a -1.171milioni nel primo semestre 2020) non compensata dall’ accresciuta  positività del saldo per la voce Articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici (da 406milioni a 803).

Sono ancora positivi i saldi di Prodotti tessili, abbigliamento, pelli e accessori ma calano fortemente: si dimezzano passando da 80milioni nella prima metà del 2019 a meno di 40 nello stesso periodo 2020. Resta negativo il saldo export-import di Prodotti alimentari, bevande e tabacco.