Al MICAM di Milano, il salone internazionale leader del settore calzaturiero, in questi giorni si fa il punto sull’ andamento del settore.

Un appuntamento unico nel suo genere, punto di riferimento per gli operatori della filiera provenienti da tutto il mondo, che raccoglie, nel quartiere fieristico di Fiera Milano Rho, 1205 espositori, di cui 628 italiani e 577 stranieri con oltre 1700 collezioni di calzature ad ogni edizione, fondendo business e fashion.

L’anno appena trascorso si rivela in chiaroscuro per il comparto calzaturiero italiano: nel 2019 crescono l’export (+6,8% a valore) e il saldo commerciale (+10,3%) ma frena la produzione (-3,1% in quantità).

Nonostante l’elevata propensione all’export (l’85% circa di quanto prodotto in Italia viene venduto sui mercati esteri), la continua erosione dei consumi interni rappresenta una criticità rilevante, pur restando il nostro, per le imprese nazionali, il terzo mercato più importante per volumi destinati, dopo Francia e Germania. Viene quindi confermata la sua importanza strategica. A registrare il segno ‘+’ il comparto delle scarpe sportive/sneakers che fa la differenza.

La natalità delle imprese e l’occupazione procedono con trend disomogenei tra le regioni. Le Marche, duramente colpite dalla crisi in Russia e CSI registrano l’arretramento più pesante in termini assoluti sia nel numero di imprese (-122 tra industria e artigianato) che del numero di addetti (-1.251).

Proprio alle imprese marchigiane, presenti al salone internazionale, ha fatto visita il Sottosegretario allo Sviluppo Economico Alessia Morani, la quale si è impegnata a portare a Roma l’istanza marchigiana di destinare una quota parte dei 500 milioni di euro da destinare alla riduzione del costo del lavoro – così come annunciato dal Ministro Patuanelli – al settore in crisi del Tessile, Abbigliamento, Calzaturiero della regione.

Gino Sabatini, vicepresidente CNA con delega alle politiche del lavoro e alle relazioni sindacali e presidente della camera di commercio delle Marche, ha reclamato la tutela del Made in Italy attraverso misure che possano durare nel tempo, mentre Alessandro Migliore, direttore CNA Fermo, ha sottolineato l’improrogabilità degli interventi sul costo del lavoro puntualizzando che ‘quando un’impresa ha come priorità la propria salvezza, è difficile potersi impegnare in altro, come ad esempio, fare innovazione”.