Siamo chiamati a essere creativi, come gli artigiani, forgiando percorsi nuovi e originali per il bene comune”. A sottolinearlo papa Francesco nel messaggio inviato al Forum organizzato da The European House – Ambrosetti, in corso a Cernobbio. Una indicazione forte verso la necessaria riconversione dell’economia e delle menti, una indicazione che esalta la particolare attenzione rivolta dalla Chiesa cattolica agli artigiani e all’artigiano per antonomasia, San Giuseppe Artigiano, la cui festa cade il primo maggio, per volontà di papa Pio XII, e che in seguito fu nominato da papa Giovanni XXIII patrono del Concilio Vaticano secondo.

Nel messaggio papa Francesco ha rilevato che “dall’esperienza della pandemia tutti stiamo imparando che nessuno si salva da solo”. Né che alla salvezza sono utili falsi idoli. L’emergenza sanitaria “ha abbattuto le fragili motivazioni che sostenevano un certo modello di sviluppo”. Nella tragedia “non sono bastate neppure la scienza e la tecnica. Questo spinge a uscire dal paradigma tecnocratico inteso come unico o prevalente approccio ai problemi”.

Emerge, per papa Francesco, la necessità di ri-orientare “la tecnica, mettendola al servizio di un altro tipo di modello di sviluppo, più sano, più umano, più sociale, più integrale”. Un nuovo modello di sviluppo nel quale l’artigiano può, anzi deve, avere un ruolo cardine. Appunto perciò “siamo chiamati a essere creativi come gli artigiani forgiando percorsi nuovi e originali per il bene comune”. Una creatività dell’amore – ha spiegato il Sommo Pontefice – in grado di ri-dare “senso al presente per aprirlo a un futuro migliore”. Impegno fortissimo, al quale sono chiamate forze nuove: “Per questa conversione e questa creatività è indispensabile formare e sostenere nuove generazioni di economisti e di imprenditori”.