La cattiva burocrazia è un moloch da abbattere per consentire all’Italia di migliorare la qualità della società e per rafforzare il potenziale di crescita. Con questo spirito CNA lancia il terzo Osservatorio sulla burocrazia dedicato alla transizione ecologica per offrire un contributo prezioso alle istituzioni in termini di proposte. Sergio Silvestrini, segretario generale della Confederazione, ha sottolineato il significato e l’importanza dell’Osservatorio. “Dallo slogan al contributo qualificato. C’è un cambio di paradigma anche nella rappresentanza – ha puntualizzato Silvestrini – competenze e professionalità sono le chiavi per una rappresentanza autorevole e ascoltata”.

Uno dei segreti del successo delle precedenti edizioni dell’Osservatorio sulla burocrazia è proprio “la capacità di fare sistema con competenze. Rappresentiamo interessi – ha tenuto a precisare Silvestrini – ma con la passione di contribuire al miglioramento della qualità della società in cui viviamo”.

Il segretario generale ha quindi spiegato il motivo della scelta del tema della transizione ecologica: “Il green è diventato un elemento fondamentale per la competitività delle imprese” e, con un certo orgoglio, “rivendichiamo di essere stati i pionieri delle politiche di riqualificazione energetica a livello associativo”.

L’ambizione e gli obiettivi della transizione green però si scontrano con “l’ossessione burocratica che caratterizza il Paese. L’Italia è complicata, difetta di velocità ed efficienza a causa di una proliferazione normativa che alla fine diventa ingestibile anche a causa delle 20 legislazioni regionali. Non c’è dubbio che il gravame della burocrazia sia nettamente più soffocante di quello del fisco”.

“Il progetto dell’Osservatorio inoltre – ha sottolineato Silvestrini – conferma la sintonia che esiste tra le nostre proposte e ciò che imprese e cittadini sentono e percepiscono. Sappiamo che cosa fare e lo realizziamo con professionalità e competenza ma anche con la passione di far crescere l’Italia”.

Aprendo il lancio dell’iniziativa, il responsabile del dipartimento Relazioni istituzionali e Affari legislativi CNA, Marco Capozi, ha assicurato che “L’obiettivo dell’osservatorio non è solamente quello di indagare la complessità della burocrazia, ma formulare proposte che siano immediatamente spendibili nel confronto con le istituzioni a tutti i livelli. Fondamentale per la realizzazione dell’indagine sarà la partecipazione delle CNA territoriali”.

La responsabile del dipartimento politiche ambientali della CNA, Barbara Gatto, ha spiegato la scelta del tema green per questa nuova edizione dell’Osservatorio “Siamo sempre stati consapevoli come Confederazione – ha spiegato – che l’aspetto burocratico e il tema della semplificazione fossero tasselli importanti, da tenere in considerazione nella declinazione delle politiche ambientali e dello sviluppo sostenibile. La burocrazia è uno degli aspetti che maggiormente ostacola le imprese nel raggiungimento della transizione ecologica”.

Il campo di indagine riguarda due attività tipiche del mondo dell’artigianato e della piccola impresa: l’installazione di impianti e il settore moda.

Per quanto riguarda il settore dell’impianti “sappiamo bene come gli adempimenti che le imprese di installazione sono chiamate ad attuare, sebbene regolamentati a livello nazionale, siano però diversi da regione a regione – ha sottolineato il responsabile di CNA Installazione e Impianti, Guido Pesaro – con evidenti difficoltà per quelle imprese che hanno sedi sul tutto il territorio nazionale, costrette a dedicare molto tempo a iter burocratici diversi da una regione all’altra”.

Il secondo questionario riguarda le imprese del settore moda. “Già da diversi anni le imprese della moda dedicano particolare attenzione alla sostenibilità ambientale – ha affermato il responsabile di CNA Federmoda, Antonio Franceschini – ma fin da subito sono emerse le enormi complessità legate agli adempimenti che queste imprese sono chiamate ad attuare, come i criteri legati al riciclo del prodotto, alla gestione dei rifiuti e i relativi costi diretti e indiretti per le imprese”.