Le piccole e medie imprese contribuiscono ad arricchire il patrimonio culturale italiano; sono protagoniste del “saper fare artigiano”, della creatività alla base del nostro made in Italy, ricercata in tutto il mondo. Sono proprio queste realtà ad aver patito di più, registrando grandi perdite di fatturato. Tra tutti i settori, i più colpiti sono stati infatti quello cultura, dello spettacolo, dei restauratori di beni culturali e dell’artigianato artistico. I titolari di queste attività hanno dovuto fare conti con le misure di restrizione sociale imposte dal legislatore per limitare la diffusione della pandemia.

E proprio lo stato dell’arte di questi settori è stato al centro dell’incontro della Confederazione con la sottosegretaria al ministero della Cultura, Lucia Borgonzoni. Per CNA erano presenti Marianna Panebarco, vicepresidente nazionale, Gianluca Curti, presidente di CNA Cinema e Audiovisivo e Gabriele Rotini, responsabile nazionale di CNA Artistico e Tradizionale.

La panoramica della cultura e dell’artigianato italiano

Nel corso dell’incontro sono stati presentati i dati raccolti per una panoramica sul sistema imprenditoriale italiano. Dalla nostra analisi delle contabilità di 12mila imprese con fatturato fino a 5 milioni di euro è emerso che otto imprese su cento della manifattura e dei servizi hanno registrato una perdita media del fatturato del 27,2% rispetto all’anno pre-Covid.

La perdita è stata esponenziale rispetto all’andamento medio per i settori più colpiti. In questi casi è evidente dai dati che i fatturati si sono pressoché azzerati, con trasporto persone in picchiata del 98,7%, acconciatori ed estetiste del 94%, ristorazione e alloggio rispettivamente del 92,5% e del 90,9%, tinto-lavanderie del 92,4%, intrattenimento del 91,1% e le attività legate al tempo libero precipitate dell’88,5%.

Gli interventi su cultura e restauro

La filiera della cultura e della creatività conta oltre 10mila imprese associate e comprende operatori dello spettacolo e del cinema e audiovisivo, operatori impegnati nella manutenzione del patrimonio artistico e archeologico e designer. In futuro, hanno fatto presente i rappresentanti della Confederazione alla sottosegretaria Bergonzoni, sarà necessario preservare e promuovere con rinnovato slancio tutto il comparto. Perché costituisce uno dei nostri fattori critici di successo come sistema Paese. Sul tavolo alcuni temi importanti, come la nuova proposta di legge sull’artigianato artistico, che è un ottimo punto di partenza. Siamo favorevoli poi alla decisione di istituire un Fondo per le imprese creative: i rappresentanti della Confederazione hanno chiesto che venga quanto prima emanato il relativo decreto attuativo per i 40 milioni stanziati per il biennio 2021-2022. Va poi esteso il tax credit – accessibile oggi solo alle imprese culturali e creative che fanno parte del settore cinema e audiovisivo- a tutte le imprese creative.

La filiera

Il lavoro sulle filiere è fondamentale: in un settore così frammentato come quello culturale e creativo, serve avere una visione di sistema e investire in formazione e competenze. In particolar modo su quelle manageriali, per far sì che davvero la cultura possa essere volàno per la riprese economica.

Le proposte di CNA

Accanto ai ristori, vanno pensate fin da ora politiche per la riapertura e il rilancio, per garantire che la fruizione di cultura sia sostenuta con convinzione. Una riapertura che certo va fatta in tutta sicurezza, ma che va programmata. Concordiamo con l’ipotesi di riduzione al 4% dell’Iva su tutti i prodotti culturali. Proponiamo poi di dare la possibilità ai consumatori di detrarre le spese in cultura, proprio come avviene con le spese mediche e di estendere l’Art Bonus ai beni ecclesiastici.

PNRR e cultura

La sottosegretaria Borgonzoni ha annunciato che sono in arrivo all’interno del PNRR contributi per un miliardo di euro per la rivitalizzazione dei borghi e 750 milioni di euro gli insediamenti rurali. Ha assicurato che nel prossimo decreto sarà data grande attenzione ai singoli settori di attività. Tra le riforme in cantiere, la riduzione della imposte, in particolare di quelle che gravano sulle imprese che sono rimaste chiuse o hanno avuto forti cali di fatturato.